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		<title>Soft clubbing: come le nuove generazioni stanno cambiando il divertimento</title>
		<link>https://braind.it/news/soft-clubbing-neuromarketing-nuove-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 12:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi lavora nella notte continua a ripetere che i giovani non escono più, che le discoteche si stanno svuotando e che non c’è più voglia di divertirsi come prima. È una lettura comoda, ma sbagliata. Le persone escono ancora, si incontrano, ballano anche. Solo che lo fanno in modo diverso, in orari diversi, con aspettative [&#8230;]</p>
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<p>Chi lavora nella notte continua a ripetere che i giovani non escono più, che le discoteche si stanno svuotando e che non c’è più voglia di divertirsi come prima. È una lettura comoda, ma sbagliata.</p>



<p>Le persone escono ancora, si incontrano, ballano anche. Solo che lo fanno in modo diverso, in orari diversi, con aspettative diverse. E soprattutto con una soglia di tolleranza molto più bassa verso tutto ciò che prima veniva accettato senza farsi troppe domande.</p>



<p>Il cosiddetto soft clubbing nasce qui. Non è un’invenzione creativa, non è un’estetica nuova da raccontare sui social, non è nemmeno una versione “più sana” della festa. È un adattamento molto concreto a un contesto che è cambiato e che le nuove generazioni leggono meglio.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Soft clubbing: cosa sta succedendo davvero</strong></h2>



<p>Negli ultimi mesi stanno emergendo format che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati fuori luogo: si balla la mattina, si entra presto, si esce presto, si beve meno, si regge meno, si forza meno.</p>



<p>Non è un caso isolato. Sta succedendo in più città, con modalità diverse ma con una logica comune: togliere tutto quello che rendeva l’esperienza pesante. E, peraltro, succede con la “benedizione” di radio e deejay che hanno fatto del mito della notte il loro cavallo di battaglia. Parliamo, tra le altre, di M2O o di Radio Deejay.</p>



<p>La notte, per anni, è stata costruita su un’idea precisa: intensità, eccesso, durata. Più stavi dentro, più “vivevi” la serata. Oggi quella stessa struttura, che prima funzionava, per molti è diventata un limite.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1200" height="800" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-colazione-braind.webp" alt="" class="wp-image-6335" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-colazione-braind.webp 1200w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-colazione-braind-300x200.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-colazione-braind-1024x683.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-colazione-braind-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non è cambiato il desiderio ma il costo</strong></h2>



<p>Il desiderio di stare insieme, di ballare, di uscire non è sparito. Non è mai sparito. È cambiata la disponibilità a pagare il prezzo che quel tipo di divertimento richiede.</p>



<p>Uscire la sera oggi costa, e non solo economicamente. Costa in energia, perché le giornate sono piene e spesso iniziano presto. Costa in recupero, perché il giorno dopo non puoi permetterti di essere spento. Costa anche in termini sociali, perché certi contesti ti chiedono ancora di essere una versione costruita, performativa, quasi obbligata.</p>



<p>Il soft clubbing funziona perché riduce questo costo senza togliere il beneficio. Rimane la musica, rimane la socialità, ma sparisce gran parte della fatica.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa molti non stanno vedendo?</strong></h2>



<p>Qui non si tratta di gusti, mode o generazioni più “tranquille”. Qui si tratta di percezione.</p>



<p>Quando un’esperienza viene percepita come troppo impegnativa, il cervello la evita. Non perché non sia piacevole, ma perché il rapporto tra quello che dà e quello che chiede non è più sostenibile.</p>



<p>Il mattino, da questo punto di vista, cambia completamente il gioco. È più leggero, più gestibile, più compatibile con il resto della vita. Non ti costringe a recuperare, non ti chiede di spingerti oltre, non ti mette nella condizione di dover “reggere”.</p>



<p>Non è meno divertente. È meno costoso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-drink-braind-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-6336" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-drink-braind-1024x576.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-drink-braind-300x169.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-drink-braind-768x432.webp 768w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-drink-braind.webp 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vero errore: lamentarsi invece di osservare</strong></h2>



<p>Molti operatori stanno reagendo nel modo più prevedibile: si lamentano. Danno la colpa ai giovani, ai social, alle abitudini che cambiano troppo in fretta.</p>



<p>Il problema è che mentre si lamentano smettono di osservare.</p>



<p>Il mercato non è sparito. Si è spostato. Ha cambiato forma, orari, regole. E chi continua a guardarlo con le categorie di prima semplicemente non riesce più a riconoscerlo.</p>



<p>Non è una crisi della domanda ma di lettura dei dati e dei trend.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa c’entra davvero il neuromarketing</strong></h2>



<p>Se c’è un punto da portare a casa è questo: le persone non scelgono in base a quello che diciamo loro, ma in base a quello che percepiscono.</p>



<p>Per questo serve analizzare continuamente comportamenti, segnali deboli, cambiamenti anche piccoli. Non per inseguire le mode, ma per capire cosa sta succedendo prima che diventi evidente.</p>



<p>Il soft clubbing non è nato perché qualcuno ha avuto un’idea brillante. È nato perché qualcuno ha osservato meglio degli altri.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi non si adatta resta fuori</strong></h2>



<p>Continuare a proporre lo stesso modello sperando che le persone tornino indietro è una strategia che non funziona. Non perché sia sbagliata in assoluto, ma perché ignora quello che sta succedendo.</p>



<p>Chi riesce a leggere questi cambiamenti in tempo costruisce nuove esperienze. Chi non lo fa resta fermo, e nel frattempo il mercato va avanti.</p>



<p>Quindi è necessario cambiare paradigma, non difendendo senza fine quello che ha funzionato ma sforzandosi di capire cosa funziona adesso.</p>



<p></p>
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		<title>IKEA e la psicologia del valore: perché togliere il prezzo è una mossa geniale</title>
		<link>https://braind.it/news/ikea-psicologia-valore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 11:50:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La maggior parte dei brand vive nell&#8217;ansia di dover comunicare lo sconto più aggressivo. Si urla il prezzo sperando che la convenienza sia l&#8217;unico driver d&#8217;acquisto. IKEA, con la campagna &#8220;Price-less&#8221;, ha fatto l&#8217;esatto opposto: ha rimosso il prezzo dai poster. Niente cifre, niente simboli dell&#8217;euro. Solo il prodotto e la sua storia. Questa non [&#8230;]</p>
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<p>La maggior parte dei brand vive nell&#8217;ansia di dover comunicare lo sconto più aggressivo. Si urla il prezzo sperando che la convenienza sia l&#8217;unico driver d&#8217;acquisto. IKEA, con la campagna &#8220;Price-less&#8221;, ha fatto l&#8217;esatto opposto: ha rimosso il prezzo dai poster. Niente cifre, niente simboli dell&#8217;euro. Solo il prodotto e la sua storia.</p>



<p>Questa non è solo una scelta estetica minimale. È un’operazione di chirurgia cognitiva che sfrutta dinamiche di neuromarketing precise per spostare il baricentro del giudizio del cliente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il cortocircuito del prezzo basso: l’euristica prezzo-qualità</h2>



<p>Quando un consumatore vede un prezzo estremamente basso, il suo cervello attiva una scorciatoia mentale (euristica) immediata: <strong>&#8220;Costa poco, quindi vale poco&#8221;</strong>.</p>



<p>In termini neuroscientifici, il prezzo attiva l’insula, un’area del cervello associata al dolore e al disgusto. Se il prezzo è troppo basso, il segnale di allarme che scatta è legato alla qualità: il cervello sospetta che i materiali siano scadenti o che l&#8217;oggetto non durerà. Rimuovendo l’etichetta, IKEA disinnesca questo allarme sul nascere. Ritarda il &#8220;dolore&#8221; del pagamento per lasciare spazio al piacere dell&#8217;esplorazione qualitativa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="512" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-padella.webp" alt="braind - spot ikea senza prezzo padella" class="wp-image-6075" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-padella.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-padella-300x150.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-padella-768x384.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;effetto Framing: cambiare la cornice per cambiare la percezione</h2>



<p>Il <strong>Framing</strong> è la capacità di presentare la stessa informazione in modi diversi per ottenere reazioni diverse.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Frame A (Standard):</strong> Foto del divano con scritto &#8220;99€&#8221;. Il cervello si focalizza sul costo e cerca di capire se 99€ siano tanti o pochi.</li>



<li><strong>Frame B (IKEA):</strong> Foto del divano che enfatizza la texture del tessuto o la resistenza della struttura. Il cervello valuta l&#8217;estetica e il beneficio.</li>
</ul>



<p>Senza il prezzo, il &#8220;frame&#8221; della conversazione cambia completamente. IKEA non ti sta dicendo quanto risparmi, ti sta portando a guardare la qualità. Quando il prezzo apparirà (magari in negozio o sul sito), il cliente avrà già costruito un valore mentale per quell&#8217;oggetto. Se quel valore è superiore al prezzo reale, l&#8217;acquisto viene percepito come un affare, non come un ripiego economico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-divano.webp" alt="braind - spot ikea senza prezzo divano" class="wp-image-6077" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-divano.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-divano-300x150.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-divano-768x384.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il Bias dell’ancoraggio e la gestione del valore</h2>



<p>Il <strong>bias dell’ancoraggio</strong> è la tendenza umana a fare eccessivo affidamento sulla prima informazione che viene offerta.</p>



<p>Solitamente, nei retail, l’ancora è il prezzo. IKEA sposta l’ancora. Invece di ancorare il tuo ragionamento a &#8220;9,99€&#8221;, ti costringe ad ancorarti alla funzionalità o alla sostenibilità dei materiali. Il cervello non ha più la scorciatoia numerica e deve &#8220;faticare&#8221; per guardare la sostanza.</p>



<p>Questa fatica cognitiva è positiva: crea un coinvolgimento più profondo. Una volta che il consumatore si è &#8220;ancorato&#8221; alla qualità, il prezzo diventa un dettaglio secondario, una semplice conferma razionale di un desiderio che è già nato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché questa strategia è fondamentale per la politica di prezzo</h3>



<p>Togliere il prezzo permette una gestione del valore molto più raffinata. Se convinco il cliente della bontà di un materiale, posso permettermi una politica di prezzo più alta o semplicemente più stabile, senza dover rincorrere la guerra dei centesimi con la concorrenza.</p>



<p>In un mercato che urla sconti ogni secondo, IKEA ci insegna che vince chi ha il coraggio di tacere sul costo per far parlare l&#8217;identità del prodotto.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-coperta.webp" alt="braind - spot ikea senza prezzo coperta" class="wp-image-6078" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-coperta.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-coperta-300x150.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-coperta-768x384.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>
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		<title>Quando l’intelligenza artificiale diventa troppo perfetta</title>
		<link>https://braind.it/news/quando-ai-diventa-troppo-perfetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 14:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Autenticità, attenzione e futuro della comunicazione nell’era generativa Il 2025 verrà ricordato come l’anno del definitivo consolidamento dell’intelligenza artificiale generativa e non per la sua nascita. L’AI infatti esiste da decenni ma è in quest&#8217;anno appena passato che vediamo la sua irruzione definitiva nella produzione quotidiana di contenuti. In una corsa continua, serrata, senza esclusione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Autenticità, attenzione e futuro della comunicazione nell’era generativa</h2>



<p>Il 2025 verrà ricordato come l’anno del definitivo consolidamento dell’intelligenza artificiale generativa e non per la sua nascita. L’AI infatti esiste da decenni ma è in quest&#8217;anno appena passato che vediamo la sua irruzione definitiva nella produzione quotidiana di contenuti.</p>



<p>In una corsa continua, serrata, senza esclusione di colpi, OpenAI e Google hanno rilasciato aggiornamenti capaci di riscrivere in pochi mesi il modo in cui produciamo testi, immagini, audio e video.</p>



<p>Strumenti come Sora, Veo e altri agenti generativi hanno portato la qualità della creazione automatica a livelli mai visti prima.</p>



<p>La vera svolta, però, non è tecnologica ma culturale.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">L’AI non è nuova. È nuova la sua accessibilità</h2>



<p>Il cinema utilizza l’intelligenza artificiale da decenni: il montaggio, la color correction, il sound design, gli effetti visivi sono da tempo assistiti da algoritmi sempre più sofisticati.</p>



<p>Ciò che cambia oggi è l’accesso, perché quello che prima era un settore per pochi, per la prima volta, chiunque, o quasi, può usare strumenti di creazione avanzata e può diventare un creator digitale producendo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>testi corretti, fluidi, convincenti;</li>



<li>immagini dalla composizione perfetta;</li>



<li>infografiche chiarissime;</li>



<li>video spettacolari per ogni piattaforma.</li>
</ul>



<p><br>Questo è senza dubbio un enorme supporto per chi già crea contenuti e un’opportunità concreta per chi vuole ritagliarsi una nicchia nella content economy, ma come spesso accade, l’abbondanza genera effetti collaterali.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="750" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/billy_ilish_michael_jackson_nanobana_braind.webp" alt="billy ilish michael jackson - nanobana - braind" class="wp-image-6032" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/billy_ilish_michael_jackson_nanobana_braind.webp 1000w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/billy_ilish_michael_jackson_nanobana_braind-300x225.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/billy_ilish_michael_jackson_nanobana_braind-768x576.webp 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Dall’abbondanza alla bulimia di contenuti</h2>



<p>Stiamo assistendo a un fenomeno paradossale: mai come oggi produciamo contenuti, e mai come oggi sembriamo meno nutriti culturalmente.</p>



<p>Molti contenuti generati dall’AI risultano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>simili;</li>



<li>stereotipati;</li>



<li>riconoscibili nei pattern;</li>



<li>formalmente impeccabili ma emotivamente piatti.</li>
</ul>



<p><br>Anche quando l’intelligenza artificiale riesce a imitare uno stile o un tone of voice, tende a ripetere strutture narrative ricorrenti, sia nel testo che nel visual e il problema si amplifica quando entrano in gioco le allucinazioni: informazioni scorrette, dati non verificati, narrazioni convincenti ma false.</p>



<p>E qui accade qualcosa di interessante.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">La ribellione al contenuto “troppo perfetto”</h2>



<p>Negli ultimi mesi abbiamo iniziato a vedere una riluttanza crescente verso il contenuto perfetto, troppo pulito, troppo preciso, troppo “giusto” per essere vero.</p>



<p>È successo con lo spot di Natale di Coca-Cola o con quello fatto dalla RAI per Sanremo Giovani ed è successo con altre campagne che hanno sollevato più perplessità che entusiasmo.</p>



<p>E mentre aumentavano a dismisura contenuti e campagne fatte con l&#8217;AI (spesso solo ed esclusivamente per una questione di hype e non per altro) altri brand storici come Apple o Amaro Montenegro, hanno iniziato a dialogare, direttamente o indirettamente, con il tema dell’autenticità e del linguaggio visivo, attraverso spot in cui l&#8217;autenticità era mesa in evidenza come plus.</p>



<p>Non è un caso che per il lancio di Sora, OpenAI abbia scelto riferimenti cromatici e luminosi tipici della pellicola analogica 35mm, quasi a dire:</p>



<p><em>“I nostri video sono credibili perché sanno imitare l’imperfezione.”</em></p>



<p>Un messaggio potentissimo, che Open AI sapeva avrebbe fatto presa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="563" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/spot_rai_sanremo_giovani_2025_ai_braind.webp" alt="spot rai sanremo giovani 2025 ai braind" class="wp-image-6033" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/spot_rai_sanremo_giovani_2025_ai_braind.webp 1000w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/spot_rai_sanremo_giovani_2025_ai_braind-300x169.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/spot_rai_sanremo_giovani_2025_ai_braind-768x432.webp 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Autenticità come nuova valuta emotiva</h2>



<p>Questa esigenza di autenticità si riflette anche nei social:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>filtri bellezza rimossi o limitati;</li>



<li>sfiducia crescente verso ciò che “sembra costruito”;</li>



<li>rifiuto dei contenuti dichiaratamente finti ma spacciati per reali.</li>
</ul>



<p>Non crediamo più a ciò che sappiamo non essere vero e quando ce ne accorgiamo, l’effetto è spesso di rigetto.</p>



<p>Nel frattempo, però, c’è una risorsa che diventa sempre più scarsa.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">L’attenzione: la vera merce rara</h2>



<p>Oltre all’energia e all’acqua consumate dall’AI, esiste una risorsa ancora più critica: l’attenzione.</p>



<p>Viviamo immersi in un rumore digitale perenne:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>scroll infinito;</li>



<li>micro-contenuti iperstimolanti;</li>



<li>frazionamento costante dell’esperienza.</li>
</ul>



<p>La nostra attenzione si consuma in micro-momenti di pochi decimi di secondo e la dopamina, ormai, non basta più.</p>



<p>Un dato su tutti:</p>



<p>oggi il tempo medio di conversione – il tempo che impieghiamo per decidere se acquistare qualcosa – è passato da 8 a circa 79 giorni.</p>



<p>Ci mettiamo settantanove giorni per decidere!!! Ma perché?</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Dal funnel al Messy Middle</h2>



<p>Qualche anno fa Google ha superato il modello classico di funnel introducendo il concetto di Messy Middle.</p>



<p>Quando nasce un bisogno (trigger), entriamo in un loop continuo di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>esplorazione;</li>



<li>valutazione;</li>



<li>confronto.</li>
</ul>



<p>Un infinito “otto rovesciato” che riflette perfettamente la società dell’opulenza in cui viviamo.</p>



<p>Scegliere diventa difficile non perché manchi l’offerta, ma perché ce n’è troppa.</p>



<p>La decisione arriva solo quando nel cervello si attiva un click emozionale e le neuroscienze ci aiutano a comprenderlo.</p>



<p>Ma da sole non bastano, perché abbiamo la necessità di diventare più selettivi, più consapevoli rispetto ai contenuti che dobbiamo &#8220;consumare&#8221;. Così come cerchiamo di essere più attenti a come fare la spesa, inserendo nel carrello solo prodotti con etichette ed ingredienti di qualità, così dovremmo fare anche con i contenuti che scegliamo di leggere, vedere o ascoltare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori-1024x576.webp" alt="percorso acquisto consumatori" class="wp-image-6034" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori-1024x576.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori-300x169.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori-768x432.webp 768w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori-1536x864.webp 1536w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori.webp 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">&nbsp;L’AI oggi confonde. Domani dovrà mediare</h2>



<p>In questo scenario, l’intelligenza artificiale, oggi, non aiuta, anzi, spesso aggiunge ulteriore rumore.</p>



<p>Ma il 2026 potrebbe segnare una svolta.</p>



<p>Ci aspettiamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>un ritorno a contenuti più reali e credibili;</li>



<li>una maggiore mediazione umana dei contenuti generati:</li>



<li>algoritmi orientati alla risonanza, non alla viralità.</li>
</ul>



<p>Il nuovo algoritmo LinkedIn 360Brew lo dimostra chiaramente: meno reach organica, più relazioni autentiche, più valore reale.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">L’AI resta. Ma torniamo protagonisti noi</h2>



<p>L’intelligenza artificiale resterà e sarà sempre più integrata nel nostro lavoro e nella nostra vita, ma tutto lascia pensare che le emozioni, l’immaginazione, le idee e la forza generativa umana torneranno al centro.</p>



<p>Forse non vincerà chi produce di più.</p>



<p>Ma chi saprà sentire meglio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">“Se l’AI ci ha insegnato a creare meglio, il prossimo passo sarà imparare a scegliere cosa vale davvero la pena creare.”</h3>
<p>L'articolo <a href="https://braind.it/news/quando-ai-diventa-troppo-perfetta/">Quando l’intelligenza artificiale diventa troppo perfetta</a> proviene da <a href="https://braind.it">Braind</a>.</p>
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		<item>
		<title>McDonald’s e il potere del posizionamento: una lezione di branding (apparentemente) semplice</title>
		<link>https://braind.it/news/mcdonalds-e-il-potere-del-posizionamento-una-lezione-di-branding-apparentemente-semplice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 09:10:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://braind.it/?p=5478</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un messaggio semplice che racconta una strategia complessa In un panorama saturo di comunicazione e overload informativo, McDonald’s lancia un messaggio che colpisce per semplicità e chiarezza: “Da McDonald’s trovi sempre le patatine. Solo le patatine.” Un’affermazione che a prima vista potrebbe sembrare banale, ma che racchiude una delle strategie più efficaci nel mondo del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Un messaggio semplice che racconta una strategia complessa</strong></p>



<p>In un panorama saturo di comunicazione e overload informativo, <strong>McDonald’s</strong> lancia un messaggio che colpisce per semplicità e chiarezza:</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>“Da McDonald’s trovi sempre le patatine. Solo le patatine.” </em></strong></h2>



<p>Un’affermazione che a prima vista potrebbe sembrare banale, ma che racchiude una delle strategie più efficaci nel mondo del <strong>posizionamento di marca</strong>: <em>dire poco, dire bene, dire in modo coerente</em>.</p>



<div style="height:32px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa si intende davvero per posizionamento di marca?</strong></h2>



<p><strong>Il posizionamento</strong> è il modo in cui un brand si imprime nella mente del consumatore. Non riguarda solo ciò che si comunica, ma soprattutto <strong>ciò che si sceglie di non dire</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><em>In altre parole, un brand forte sceglie il proprio territorio mentale e lo presidia con costanza.</em></strong></h3>



<p>McDonald’s, ad esempio, ha costruito un’associazione mentale immediata tra il suo brand e un elemento specifico del suo prodotto: <strong>le patatine</strong>.</p>



<p>Questa associazione non è casuale, ma è il frutto di un lavoro di anni su:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>coerenza visiva e comunicativa</strong></li>



<li><strong>ripetizione del messaggio</strong></li>



<li><strong>esperienza cliente replicabile e riconoscibile</strong></li>
</ul>



<div style="height:32px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando il packaging e la comunicazione parlano al cervello</strong></h2>



<p>Il messaggio “solo le patatine” funziona anche perché è <strong>neuro-ottimizzato</strong>.</p>



<p>Parla direttamente al cervello del consumatore attivando meccanismi di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>riconoscibilità immediata (System 1)</strong></li>



<li><strong>effetto ancoraggio (bias cognitivi)</strong></li>



<li><strong>memoria sensoriale legata al gusto e alla ritualità</strong></li>
</ul>



<p>Non è solo una campagna pubblicitaria, ma un esempio perfetto di <strong>branding strategico supportato dalle neuroscienze</strong>.</p>



<div style="height:32px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il caso Achille Lauro: quando il posizionamento diventa culturale</strong></h2>



<p>Non è un caso che, parallelamente a questa comunicazione semplice, McDonald’s abbia scelto <strong>Achille Lauro</strong> come volto della campagna “Il Must di Mc”.</p>



<p>Una scelta che ha fatto discutere, ma che dimostra come McDonald’s <strong>non si limiti più a posizionarsi su un prodotto</strong>, bensì <strong>su un immaginario culturale</strong>.</p>



<p>Achille Lauro rappresenta trasgressione controllata, identità liquida, modernità.</p>



<p>E McDonald’s, affiancandolo al suo panino “Crispy McBacon”, crea un <strong>effetto alone</strong> che trasmette questi stessi valori al prodotto.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><em>Un esempio eccellente di posizionamento culturale</em></strong>.</h3>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Crispy McBacon. Quando un panino non è più un semplice panino." width="800" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/QqdOD0no_FA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div style="height:32px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa dovrebbero imparare le PMI italiane</strong></h2>



<p>Molte <strong>piccole e medie imprese italiane</strong>, nel tentativo di raccontarsi, finiscono per dire tutto: servizi, prodotti, storia, valori, tecnologie…</p>



<p>Ma comunicare tutto significa, spesso, <strong>non comunicare niente</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><em>La lezione è semplice: la chiarezza vince. Sempre</em></strong>.</h3>



<p>Un brand forte si riconosce perché:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>sa chi è</strong></li>



<li><strong>sa cosa vuole rappresentare</strong></li>



<li><strong>sa cosa vuole che le persone ricordino</strong></li>
</ul>



<p>E questo tipo di strategia si costruisce <strong>a monte</strong>, con analisi e metodo.</p>



<div style="height:32px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come Braind aiuta le aziende a posizionarsi (bene)</strong></h2>



<p>In <strong>Braind</strong> lavoriamo con un approccio che unisce <strong>neuromarketing, branding strategico e analisi percettiva</strong>.</p>



<p>Aiutiamo aziende e imprenditori a definire – o ridefinire – il loro <strong>posizionamento di marca</strong>, per renderlo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>chiaro</li>



<li>distintivo</li>



<li>neuro-efficace</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><em>Perché il marketing non è questione di creatività, ma di percezione.</em></strong></h3>



<div style="height:32px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Vuoi scoprire qual è la percezione reale del tuo brand</strong>?</h2>



<p>Contattaci per una consulenza personalizzata sul tuo posizionamento.</p>



<p>Scoprirai cosa vede, sente e pensa davvero il tuo pubblico e come trasformare tutto questo in valore.</p>



<div style="height:32px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div style="height:0px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



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		<title>Siamo la prima startup innovativa di neurobranding in Italia.</title>
		<link>https://braind.it/news/siamo-la-prima-startup-innovativa-di-neurobranding-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2024 13:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se c&#8217;è una costante nel panorama del business è l&#8217;incessante ricerca di innovazione.Ma cosa succede quando l&#8217;innovazione diventa pratica, metodo e motore quotidiano?Quello che è accaduto a noi, diventati pionieri di terreni ancora inesplorati: siamo la prima startup di neurobranding d’Italia.La prima, e al momento anche l’unica.In tutto il Paese. Precursori da sempre, lo dice [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se c&#8217;è una costante nel panorama del business è l&#8217;incessante ricerca di innovazione.<br>Ma cosa succede quando l&#8217;innovazione diventa pratica, metodo e motore quotidiano?<br>Quello che è accaduto a noi, diventati pionieri di terreni ancora inesplorati: siamo la prima startup di neurobranding d’Italia.<br>La prima, e al momento anche l’unica.<br>In tutto il Paese.</p>



<div style="height:24px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Precursori da sempre, lo dice la nostra storia</h2>



<p>Oggi come Braind, e ieri come OfficinaCm, abbiamo affrontato più di 20 anni di cambiamenti storici, sociali e tecnologici.<br>Siamo nati nel 2001 quando il digitale era ancora una timida promessa. Oggi è il nostro core business, insieme alla consapevolezza che non esiste una terza strada: restare uguali e fermi nel solco già tracciato – ed estinguersi – o comprendere i cambiamenti e muoversi con loro.<br>Tra le due, abbiamo scelto la seconda. Abbiamo scelto l’innovazione. E di più: abbiamo lavorato sodo per anticiparla.<br>Oggi siamo la prima e unica startup innovativa di neurobranding in Italia e una tra le pochissime nel mondo del neuromarketing (nel momento in cui scriviamo si contano sulle dita di una mano).</p>



<div style="height:24px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Una conquista anche burocratica</h2>



<p>Dire “nuove” non rende sufficientemente l’idea: basti pensare che pochi mesi fa, al momento della registrazione della nostra startup presso l’Ufficio italiano Brevetti e Marchi, le categorie di neurobranding e neuromarketing non esistevano ancora. Erano terreni completamente inesplorati persino alla normativa, e su cui noi siamo arrivati per primi.</p>



<p>La prima sfida da affrontare è stata quella di far vagliare al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il contenuto di queste due discipline, inserirle nella categorizzazione di Nizza e, iniziare da quel momento in poi a regolamentare un territorio fino ad oggi sconosciuto.</p>



<div style="height:24px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="953" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2024/05/registro-imprese2-1024x953.webp" alt="" class="wp-image-3877" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2024/05/registro-imprese2-1024x953.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2024/05/registro-imprese2-300x279.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2024/05/registro-imprese2-768x715.webp 768w, https://braind.it/wp-content/uploads/2024/05/registro-imprese2-1536x1430.webp 1536w, https://braind.it/wp-content/uploads/2024/05/registro-imprese2.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<div style="height:24px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Essere primi è un’opportunità per tutti</h2>



<p>Cosa vuol dire arrivare primi sul mercato? In termini imprenditoriali, per noi, molte cose. Ma non è questo il punto.<br>Ciò che conta di più sono i vantaggi competitivi che oggi riusciamo a portare ai nostri clienti:<br>accedere per primi ad uno scrigno di opportunità che gli altri non hanno.</p>



<p>Grazie ai servizi legati a neurobranding e neuromarketing, infatti, hanno un vantaggio strategico fondamentale verso i competitor: costruire strategie di comunicazione predittive, customizzate e quindi realmente efficaci grazie all’analisi dei processi cognitivi ed emotivi delle persone.<br>Un privilegio enorme che consente di essere mille passi avanti alla concorrenza, lontani dagli esperimenti pubblicitari decisi negli uffici delle aziende e più vicini al mondo delle persone, quelle vere, quelle che decidono, acquistano, utilizzeranno quei prodotti o servizi e ne parleranno, decretando il successo o meno del brand.<br>Che, tradotto nel linguaggio degli imprenditori, significa anche ottimizzazione del budget pubblicitario e del lancio di nuovi prodotti. Meno soldi spesi in tentativi creativi e più certezze.</p>



<div style="height:24px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Pronti a correre insieme a noi?</h2>



<div style="height:24px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



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			</item>
		<item>
		<title>Le emozioni: contatto di valore tra il brand e le persone.</title>
		<link>https://braind.it/news/emozioni-contatto-di-valore-tra-brand-e-persone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2024 09:57:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://braind.it/?p=3596</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo è il nuovo spot di Esselunga. Emozionante, coinvolgente, appassionato. Ma cos’è che ci blocca davanti alla tv, ce lo fa guardare fino alla fine, e poi ci fa anche emozionare? Esselunga lo sa bene. Attraverso ambientazioni familiari, stati d’animo, esperienze e sentimenti quotidiani, siamo inconsciamente attori di una valutazione automatica del frame di vita [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Questo è il nuovo spot di Esselunga.</p>



<p>Emozionante, coinvolgente, appassionato.</p>



<p>Ma cos’è che ci blocca davanti alla tv, ce lo fa guardare fino alla fine, e poi ci fa anche emozionare?</p>



<p>Esselunga lo sa bene.</p>



<p>Attraverso ambientazioni familiari, stati d’animo, esperienze e sentimenti quotidiani, siamo inconsciamente attori di una <strong>valutazione automatica</strong> del frame di vita famigliare che ci porta a esprimere un nostro <strong>personale valore emozionale</strong>.</p>



<p>La parte del cervello che prima di tutte si attiva (contrariamente a quanto si pensi) è quella emozionale (<strong>cervello limbico</strong>), responsabile appunto della <strong>gestione della sfera emotiva in risposta agli stimoli esterni</strong>.</p>



<p>In particolare i <strong>Neuroni Specchio</strong> si attivano quando assistiamo a delle scene che ci coinvolgono particolarmente, scatenando empatia e facendoci immedesimare nelle situazioni a cui assistiamo.</p>



<p>Essi rappresentano una risorsa fondamentale, soprattutto nel marketing e nella comunicazione, perché:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>creano <strong>percezioni positive</strong> (se usati male, negative) in risposta alle emozioni che derivano dal brand;</li>



<li>stabiliscono una <strong>speciale interconnessione</strong> tra il brand e i suoi consumatori;</li>



<li>orientano le <strong>scelte d’acquisto</strong> degli utenti.</li>
</ul>



<p>Purtroppo ancora molti brand (e professionisti del settore) danno troppo spazio al prodotto e poco agli aspetti di <strong>ingaggio emotivo delle strategie di comunicazione</strong>.</p>



<p>Il <strong>neuromarketing</strong> può essere invece decisivo per parlare alla testa e al cuore delle proprie Personas e dare forma al brand e ai suoi valori attraverso una <strong>stimolazione sensoriale efficace</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Neuralink impianta il suo primo microchip nel cervello umano.</title>
		<link>https://braind.it/news/neuralink-impianta-primo-microchip-nel-cervello-umano/</link>
					<comments>https://braind.it/news/neuralink-impianta-primo-microchip-nel-cervello-umano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 14:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://braind.it/?p=1179</guid>

					<description><![CDATA[<p>Qual è il confine tra AI ed etica? Neuralink, la startup di neurotecnologie di Elon Musk, ha impiantato il suo primo microchip nel cranio di un essere umano. L’ambizione è dare una speranza a chi soffre di disturbi neurologici, consentendo all’uomo di comunicare con i computer direttamente attraverso il pensiero. C’è però un’altra ambizione che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Qual è il confine tra AI ed etica?</strong></h2>



<p><strong>Neuralink</strong>, la startup di neurotecnologie di Elon Musk, ha impiantato il suo <strong>primo microchip nel cranio</strong> di un essere umano. L’ambizione è dare una speranza a chi soffre di disturbi neurologici, consentendo all’uomo di comunicare con i computer direttamente attraverso il pensiero.</p>



<p>C’è però un’altra ambizione che pone dei dubbi sulla questione, ed è la volontà di «potenziare» l’essere umano, rendendolo più forte e performante. Il risultato porterebbe a uomini e donne «con capacità fisiche e cognitive superiori… con muscoli più forti, udito migliore e vista più acuta». Davanti ad una rivoluzione di questa portata, <strong>gli interrogativi sono tanti, dal punto di vista etico, morale e medico</strong>.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Una prima domanda riguarda l’<strong>integrazione con le emozioni</strong>. <br>Quanto una macchina può essere in grado di riconoscere, comprendere e dare interpretazione delle emozioni proprie dell’essere umano? Il nostro fare quotidiano ci costringe a lavorare sempre sulla <strong>complessità e sulle sfumature</strong> <strong>delle emozioni umane</strong>, cosa che nessuna AI odierna possiede. Non può esserci <strong>Intelligenza Artificiale</strong> senza <strong>Intelligenza Emotiva</strong>, che combinate insieme chiamano in gioco l’<strong>Intelligenza Aumentata</strong>, che altro non fa che estendere e supportare l’intelligenza umana con l’aiuto dell’AI. </li>



<li>Una seconda domanda chiama in causa l’<strong>evoluzione della tecnologia</strong>. <br>Quanto questo processo di ibridazione cervello-macchina risponde ad un’evoluzione tecnologica a favore dell’umanità? Le azioni a cui stiamo assistendo potrebbero comportare <strong>importanti mutamenti per il destino dell’umanità</strong> e vanno regolati da precisi valori etici e morali.</li>



<li>Questo apre ad una terza domanda. Cosa ne è della <strong>privacy neurale</strong> dell’individuo?<br>Chi come noi si rapporta ogni giorno con le straordinarie potenzialità dell’AI, non si stupirà degli immensi passi da gigante che si stanno facendo in tutti gli ambiti grazie alla tecnologia. È indispensabile però agire in modo etico e morale, per allontanare il <strong>pericolo di derive autoritarie per il controllo sulle menti</strong>.</li>
</ol>



<p></p>



<p>I punti sul tavolo del dibattito sono tanti e noi abbiamo già tanti dubbi che ci proponiamo di approfondire.</p>



<p>Tu cosa ne pensi?</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Perchè il Neurodesign funziona?</title>
		<link>https://braind.it/news/perche-neurodesign-funziona/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jan 2024 14:34:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Neurodesign usa le Neuroscienze per la progettazione dei manufatti di comunicazione, affinché siano costruiti al fine di essere percepiti, memorizzati e resi attraenti per il nostro cervello. Non si tratta solo di semplice estetica, come per anni è accaduto. Il Neurodesign non è più solo questo. Utilizza invece tutte le regole della decodifica cognitiva [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Neurodesign usa le Neuroscienze per la <strong>progettazione dei manufatti di comunicazione</strong>, affinché siano costruiti al fine di essere percepiti, memorizzati e resi attraenti per il nostro cervello.</p>



<p>Non si tratta solo di semplice estetica, come per anni è accaduto.</p>



<p>Il Neurodesign non è più solo questo. Utilizza invece tutte le <strong>regole della decodifica cognitiva</strong> per fare in modo che il brand possa <strong>comunicare in maniera efficace e posizionarsi correttamente</strong> nel percepito dei clienti.</p>



<p>Cosa succede quando applichiamo il Neurodesign al packaging?</p>



<p>Si può sperare in un coinvolgimento emotivo a valenza positiva da parte dei consumatori?</p>



<p>Sì, se si mettono in campo le <strong>tecniche di Neuromarketing applicate agli imballaggi</strong>.</p>



<p>Per fare un esempio fra tutti, lo studio e la selezione del materiale in base a specifiche valutazioni può fare la differenza.</p>



<p>Diversi studi hanno evidenziato che i <strong>pack cellulosici, sostenibili e riciclabili</strong> stanno conquistando sempre più l’interesse dei consumatori, non solo razionalmente ma anche istintivamente ed emotivamente.</p>



<p>È grazie all’<strong>Eye-tracking, tecnica di misurazione dei movimenti oculari</strong> che studia proprio quali siano gli elementi che attirano lo sguardo del consumatore, che è stato possibile indagare questa tendenza.</p>



<p>Il 65% dei consumatori mostra infatti una preferenza immediata per i pack in carta e cartone, associandoli rapidamente a significati positivi. Questo fa del packaging in cartone un elemento chiave da considerare per una <strong>strategia aziendale vincente</strong>.</p>



<p>Questa informazione può essere utile anche alle tue scelte aziendali?</p>



<p>Noi lavoriamo così e ti aspettiamo per farlo insieme.</p>



<p></p>



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		<title>Cosa sta succedendo? Nasce BRAIND.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2023 11:30:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo 20 anni di straordinaria evoluzione come Officina CM, ci presentiamo al mondo con una nuova identità. Nel concept di “BRAIND”, la mente [brain] incontra il marketing [brand]. L’innovazione è nel nostro DNA e i nuovi driver in Industria 5.0 pongono l’accento sulla collaborazione tra uomo e macchina. La nostra risposta a questa nuova rivoluzione [&#8230;]</p>
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<p>Dopo 20 anni di straordinaria evoluzione come Officina CM, ci presentiamo al mondo con una nuova identità.</p>



<p>Nel concept di “BRAIND”, <strong>la mente [brain] incontra il marketing [brand]</strong>.</p>



<p>L’innovazione è nel nostro DNA e i nuovi driver in <strong>Industria 5.0</strong> pongono l’accento sulla collaborazione tra uomo e macchina. La nostra risposta a questa <strong>nuova rivoluzione industriale</strong> <strong>è l’Intelligenza Aumentata</strong>, ossia l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale con le Neuroscienze <strong>per aiutare i brand a creare prodotti e servizi realmente utili per le persone</strong>.</p>



<p>Il nostro cammino verso questa metamorfosi, accompagnato da un lavoro costante con la nostra guida <strong>Simona Ruffino</strong>, è stato mosso dalla visione di diventare il punto di riferimento in Italia per le <strong>Neuroscienze applicate a Marketing e Comunicazione</strong>, ovvero una voce autorevole nelle strategie di business efficaci, che tengono conto delle persone, delle loro esigenze e del loro mondo.</p>



<p><strong>BRAIND è un&#8217;affermazione di identità e connessione emotiva</strong>. È dichiarazione chiara e determinante di quell’approccio <em>human touch</em> verso <strong>le paure, i bisogni e i desideri delle persone</strong>, affrontati secondo i principi etici e della sostenibilità che ci guidano da sempre.</p>



<p>Seguici. Leggi i nostri contenuti. Interagisci con noi.</p>



<p>Scopriremo insieme come funziona il Neuromarketing, quanto è determinante per ogni azienda e quante cose belle ed importanti potremo fare insieme.</p>
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