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		<title>Maurilio Brini: alla ricerca di Unicità &#8211; Parte 2 &#8211; Il posizionamento</title>
		<link>https://braind.it/podcast/maurilio-brini-alla-ricerca-di-unicita-parte-2-il-posizionamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[valentina.romano@braind.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:17:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Podcast]]></category>
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		<title>Maurilio Brini: alla ricerca dell&#8217;Unicità. Parte 1- Testimonial e influencer</title>
		<link>https://braind.it/podcast/maurilio-brini-alla-ricerca-dellunicita-parte-1-testimonial-e-influencer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[valentina.romano@braind.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 10:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Podcast]]></category>
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		<item>
		<title>Branding e lead generation: perché separarli è un errore</title>
		<link>https://braind.it/news/branding-lead-generation-errore-separarli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[branding]]></category>
		<category><![CDATA[lead generation]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel marketing si continua a fare una distinzione che sulla carta ha senso, ma nella pratica crea più danni che altro: da una parte il branding, dall’altra la lead generation. Il primo viene associato al tempo, alla costruzione lenta, alla percezione. La seconda ai risultati, ai contatti, alla vendita. Sembrano due mondi diversi, due obiettivi [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel marketing si continua a fare una distinzione che sulla carta ha senso, ma nella pratica crea più danni che altro: da una parte il branding, dall’altra la lead generation.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo viene associato al tempo, alla costruzione lenta, alla percezione. La seconda ai risultati, ai contatti, alla vendita. Sembrano due mondi diversi, due obiettivi differenti, spesso anche due budget in antitesi. Invece questa separazione esiste solo nei ragionamenti, non nella realtà.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa succede quando il brand lavora davvero?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il branding non è un lavoro di immagine, né una questione estetica. Riguarda il modo in cui un’azienda viene riconosciuta e ricordata nel tempo, il tipo di spazio che occupa nella testa delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando questo spazio è costruito bene, non serve spingere ogni volta, non serve spiegare tutto da capo e non serve nemmeno convincere troppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Succede, infatti, una cosa più semplice, perché quando emerge un bisogno, quel nome torna fuori quasi automaticamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una scelta razionale, è una scorciatoia mentale, la cosiddetta “euristica di familiarità”.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



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<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché la lead generation da sola fa fatica…</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando il brand non ha lavorato prima, la lead generation si trova a fare tutto nello stesso momento: attirare attenzione, spiegare cosa fai, farti credere, ridurre i dubbi, portare alla conversione, costruire fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Funziona, ma costa, sia in termini economici, perché devi spingere di più, sia in termini di tempo, perché le persone ci mettono di più a decidere. C’è anche un risvolto negativo in qualità, perché molti contatti restano freddi o poco convinti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando invece il brand è già presente, la dinamica cambia. Non stai più cercando di costruire qualcosa da zero, stai attivando qualcosa che esiste già e questo si vede subito nei numeri, anche senza bisogno di grandi modelli: le campagne performano meglio, le persone decidono più velocemente, il margine di trattativa si alza.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una cosa che si capisce bene guardando i fatti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">C’è una case history interessante, nel settore della pietra ricostruita, che possiamo portare ad esempio, ed è quella del nostro cliente Primiceri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’azienda come Pietra Primiceri, che inizialmente si muoveva come fornitore per rivendite di materiale edile, ha lavorato nel tempo su un posizionamento completamente diverso. Non più prodotto tecnico da catalogo, ma soluzione progettuale, legata all’estetica degli spazi interni ed esterni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ha significato cambiare linguaggio, immaginario, interlocutori. Coinvolgere progettisti, architetti, tecnici, entrare in contesti dove prima non era presente, costruire una presenza costante tra fiere, rete vendita, contenuti digitali, UGC, riviste di settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel giro di pochi anni, il risultato non è stato solo una crescita di fatturato significativa (+200%) ma è cambiato il rapporto con il mercato, il valore delle richieste di preventivo (+40%) e il numero di clienti YoY (+20%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima era l’azienda a cercare le rivendite, spesso con poca forza contrattuale. Oggi succede l’opposto: sono le rivendite a cercare quel prodotto, perché è riconosciuto, richiesto, già “presente” nelle scelte di chi progetta e di chi acquista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In mezzo non c’è una singola campagna che ha fatto la differenza, ma un lavoro continuo sul brand che ha reso molto più efficace tutto il resto, compresa la generazione di contatti.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1200" height="900" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/06/etrae-braind.webp" alt="" class="wp-image-6615" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/06/etrae-braind.webp 1200w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/06/etrae-braind-300x225.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/06/etrae-braind-1024x768.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/06/etrae-braind-768x576.webp 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong>Dove le due cose si incontrano davvero</strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di lead generation si guarda spesso al breve periodo, e ha senso. Serve generare contatti, serve portare persone dentro un funnel, serve vendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che si sottovaluta è che la velocità e il costo di quel processo non dipendono solo dalla campagna, ma da quello che quella persona ha già visto, sentito, percepito prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se un brand è già familiare, se ha già costruito una certa credibilità, il passaggio è più corto, le resistenze sono più basse, il tempo decisionale si riduce e la trattativa è meno faticosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questo non c’è, ogni volta si riparte da capo.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong>Una distinzione che oggi non regge più</strong></strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Continuare a trattare branding e lead generation, quindi, come due attività separate porta a una conseguenza abbastanza evidente: si cerca di ottenere risultati immediati senza aver preparato il terreno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Funziona fino a un certo punto, poi diventa sempre più costoso e meno efficace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, lavorare sul brand senza collegarlo a un sistema che porta contatti e opportunità rischia di restare incompleto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due cose stanno in piedi insieme, una costruisce le condizioni, l’altra le sfrutta.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong>Alla fine, la differenza si vede qui</strong></strong></strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se ogni nuova campagna ti costa sempre uguale o di più, se ogni contatto va convinto da zero, se ogni trattativa parte in salita, il problema difficilmente è solo nella lead generation.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto più spesso è in tutto quello che viene prima e quello, per forza di cose, ha a che fare con il brand.</p>
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		<title>Dario Neglia: cosa significa oggi costruire un brand attraverso la comunicazione.</title>
		<link>https://braind.it/podcast/dario-neglia-cosa-significa-costruire-un-brand/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 08:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Podcast]]></category>
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		<title>Giuseppe Maria Ricchiuto: cosa significa costruire un mercato</title>
		<link>https://braind.it/podcast/giuseppe-maria-ricchiuto-cosa-significa-costruire-un-mercato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 11:06:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Podcast]]></category>
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		<item>
		<title>Mucci Giovanni dal 1894: come si costruisce davvero un Brand Heritage</title>
		<link>https://braind.it/podcast/mucci-giovanni-dal-1894-come-si-costruisce-davvero-un-brand-heritage/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 08:23:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Podcast]]></category>
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		<item>
		<title>Iran-USA: quando il linguaggio pop diventa un’arma di distrazione di massa</title>
		<link>https://braind.it/news/iran-usa-linguaggio-pop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 09:37:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[meme marketing]]></category>
		<category><![CDATA[propaganda digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche anno fa, chiacchierando con alcuni colleghi, era emerso un dato interessante: a Milano e Roma molti studi cercavano creativi iraniani che, nonostante le difficoltà del loro contesto, mostravano un’apertura mentale e una capacità di leggere i linguaggi visivi che in Europa faticavamo a trovare. Oggi, guardando come Teheran sta gestendo la comunicazione nel conflitto [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Qualche anno fa, chiacchierando con alcuni colleghi, era emerso un dato interessante: a Milano e Roma molti studi cercavano creativi iraniani che, nonostante le difficoltà del loro contesto, mostravano un’apertura mentale e una capacità di leggere i linguaggi visivi che in Europa faticavamo a trovare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, guardando come Teheran sta gestendo la comunicazione nel conflitto con gli Stati Uniti, quel cerchio si chiude.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello a cui stiamo assistendo non è solo uno scontro di forze militari o di intelligence, ma una vera e propria guerra di narrazione combattuta con i codici della cultura pop occidentale. E l’Iran, sorprendentemente, si sta muovendo con una velocità e una leggerezza che spiazzano i vecchi apparati di propaganda.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla propaganda di stato al registro dei meme</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dimenticate i triti video in bassa risoluzione o i proclami solenni. La nuova strategia passa per account diplomatici che scrivono lettere aperte all’Italia con il tono sarcastico di un meme, o per collettivi che sfornano video generati con l&#8217;intelligenza artificiale dove la potenza militare americana viene ridicolizzata in estetica LEGO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo non è il frutto di improvvisazione ma è il risultato di una strategia ben definita, che fa dell’uso consapevole del linguaggio del &#8220;nemico&#8221;, la leva principale per scardinarne l&#8217;autorità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre gli Stati Uniti e l&#8217;Occidente restano spesso incastrati in una comunicazione istituzionale pesante e prevedibile, l’Iran ha capito che oggi la battaglia si vince sul terreno dell’attenzione. Usare il sarcasmo, citare la cultura pop e cavalcare i trend dei social media significa entrare nella conversazione globale non come un aggressore cupo, ma come un attore che parla la stessa lingua del pubblico.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="860" height="484" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-meme-lego.webp" alt="" class="wp-image-6433" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-meme-lego.webp 860w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-meme-lego-300x169.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-meme-lego-768x432.webp 768w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></figure>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Il primato del linguaggio sui mezzi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A noi non interessa in questo blog stabilire chi stia vincendo la guerra dell’informazione, ma focalizzare l&#8217;attenzione su questa vicenda, che dimostra come oggi i linguaggi contino quanto, se non più, dei mezzi a disposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Puoi avere il budget più alto del mondo e controllare le piattaforme, ma se il tuo avversario è più veloce, più ironico e capace di adattare i propri messaggi al contesto in tempo reale, riuscirà comunque a orientare la percezione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un contenuto diventa virale in poche ore a costo zero, come la risposta sarcastica alle mosse diplomatiche di Washington, significa che le logiche tradizionali del marketing politico sono saltate.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a6b4e2ea659b&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a6b4e2ea659b" class="wp-block-image size-large wp-lightbox-container"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="295" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-post-X-Iran-1024x295.webp" alt="braind - blog guerra iran-USA post X Iran" class="wp-image-6434" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-post-X-Iran-1024x295.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-post-X-Iran-300x86.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-post-X-Iran-768x221.webp 768w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-post-X-Iran.webp 1214w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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<h2 class="wp-block-heading">Cosa resta della comunicazione nell’era dell’AI</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’uso dell’intelligenza artificiale per creare contro-narrative visive è solo l’ultimo tassello. La barriera tra realtà e finzione si è abbassata al punto che un video sintetico ben costruito può fare più danni di un’operazione militare sul campo, perché colpisce direttamente il morale e la credibilità dell’avversario e questo in Iran l’hanno capito benissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi si occupa di comunicazione, la lezione è chiara. In qualsiasi scenario, che sia una sfida tra brand o un conflitto geopolitico, la differenza la fa chi sa abitare il linguaggio del presente. Chi si ferma alla forza bruta della distribuzione, senza curare l&#8217;anima e il tono del messaggio, è destinato a restare un passo indietro.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="816" height="573" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-Netanyahu-Trump.webp" alt="braind - blog guerra iran-USA Netanyahu Trump" class="wp-image-6435" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-Netanyahu-Trump.webp 816w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-Netanyahu-Trump-300x211.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/braind-blog-guerra-iran-USA-Netanyahu-Trump-768x539.webp 768w" sizes="(max-width: 816px) 100vw, 816px" /></figure>
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		<item>
		<title>Soft clubbing: come le nuove generazioni stanno cambiando il divertimento</title>
		<link>https://braind.it/news/soft-clubbing-neuromarketing-nuove-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 12:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi lavora nella notte continua a ripetere che i giovani non escono più, che le discoteche si stanno svuotando e che non c’è più voglia di divertirsi come prima. È una lettura comoda, ma sbagliata. Le persone escono ancora, si incontrano, ballano anche. Solo che lo fanno in modo diverso, in orari diversi, con aspettative [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi lavora nella notte continua a ripetere che i giovani non escono più, che le discoteche si stanno svuotando e che non c’è più voglia di divertirsi come prima. È una lettura comoda, ma sbagliata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone escono ancora, si incontrano, ballano anche. Solo che lo fanno in modo diverso, in orari diversi, con aspettative diverse. E soprattutto con una soglia di tolleranza molto più bassa verso tutto ciò che prima veniva accettato senza farsi troppe domande.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cosiddetto soft clubbing nasce qui. Non è un’invenzione creativa, non è un’estetica nuova da raccontare sui social, non è nemmeno una versione “più sana” della festa. È un adattamento molto concreto a un contesto che è cambiato e che le nuove generazioni leggono meglio.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Soft clubbing: cosa sta succedendo davvero</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi mesi stanno emergendo format che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati fuori luogo: si balla la mattina, si entra presto, si esce presto, si beve meno, si regge meno, si forza meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso isolato. Sta succedendo in più città, con modalità diverse ma con una logica comune: togliere tutto quello che rendeva l’esperienza pesante. E, peraltro, succede con la “benedizione” di radio e deejay che hanno fatto del mito della notte il loro cavallo di battaglia. Parliamo, tra le altre, di M2O o di Radio Deejay.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La notte, per anni, è stata costruita su un’idea precisa: intensità, eccesso, durata. Più stavi dentro, più “vivevi” la serata. Oggi quella stessa struttura, che prima funzionava, per molti è diventata un limite.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="800" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-colazione-braind.webp" alt="" class="wp-image-6335" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-colazione-braind.webp 1200w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-colazione-braind-300x200.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-colazione-braind-1024x683.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-colazione-braind-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non è cambiato il desiderio ma il costo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il desiderio di stare insieme, di ballare, di uscire non è sparito. Non è mai sparito. È cambiata la disponibilità a pagare il prezzo che quel tipo di divertimento richiede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uscire la sera oggi costa, e non solo economicamente. Costa in energia, perché le giornate sono piene e spesso iniziano presto. Costa in recupero, perché il giorno dopo non puoi permetterti di essere spento. Costa anche in termini sociali, perché certi contesti ti chiedono ancora di essere una versione costruita, performativa, quasi obbligata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il soft clubbing funziona perché riduce questo costo senza togliere il beneficio. Rimane la musica, rimane la socialità, ma sparisce gran parte della fatica.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa molti non stanno vedendo?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qui non si tratta di gusti, mode o generazioni più “tranquille”. Qui si tratta di percezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un’esperienza viene percepita come troppo impegnativa, il cervello la evita. Non perché non sia piacevole, ma perché il rapporto tra quello che dà e quello che chiede non è più sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mattino, da questo punto di vista, cambia completamente il gioco. È più leggero, più gestibile, più compatibile con il resto della vita. Non ti costringe a recuperare, non ti chiede di spingerti oltre, non ti mette nella condizione di dover “reggere”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è meno divertente. È meno costoso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-drink-braind-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-6336" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-drink-braind-1024x576.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-drink-braind-300x169.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-drink-braind-768x432.webp 768w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/04/soft-clubbing-drink-braind.webp 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vero errore: lamentarsi invece di osservare</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molti operatori stanno reagendo nel modo più prevedibile: si lamentano. Danno la colpa ai giovani, ai social, alle abitudini che cambiano troppo in fretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che mentre si lamentano smettono di osservare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mercato non è sparito. Si è spostato. Ha cambiato forma, orari, regole. E chi continua a guardarlo con le categorie di prima semplicemente non riesce più a riconoscerlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una crisi della domanda ma di lettura dei dati e dei trend.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa c’entra davvero il neuromarketing</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se c’è un punto da portare a casa è questo: le persone non scelgono in base a quello che diciamo loro, ma in base a quello che percepiscono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo serve analizzare continuamente comportamenti, segnali deboli, cambiamenti anche piccoli. Non per inseguire le mode, ma per capire cosa sta succedendo prima che diventi evidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il soft clubbing non è nato perché qualcuno ha avuto un’idea brillante. È nato perché qualcuno ha osservato meglio degli altri.</p>



<div style="height:16px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi non si adatta resta fuori</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Continuare a proporre lo stesso modello sperando che le persone tornino indietro è una strategia che non funziona. Non perché sia sbagliata in assoluto, ma perché ignora quello che sta succedendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi riesce a leggere questi cambiamenti in tempo costruisce nuove esperienze. Chi non lo fa resta fermo, e nel frattempo il mercato va avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi è necessario cambiare paradigma, non difendendo senza fine quello che ha funzionato ma sforzandosi di capire cosa funziona adesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>IKEA e la psicologia del valore: perché togliere il prezzo è una mossa geniale</title>
		<link>https://braind.it/news/ikea-psicologia-valore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 11:50:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La maggior parte dei brand vive nell&#8217;ansia di dover comunicare lo sconto più aggressivo. Si urla il prezzo sperando che la convenienza sia l&#8217;unico driver d&#8217;acquisto. IKEA, con la campagna &#8220;Price-less&#8221;, ha fatto l&#8217;esatto opposto: ha rimosso il prezzo dai poster. Niente cifre, niente simboli dell&#8217;euro. Solo il prodotto e la sua storia. Questa non [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La maggior parte dei brand vive nell&#8217;ansia di dover comunicare lo sconto più aggressivo. Si urla il prezzo sperando che la convenienza sia l&#8217;unico driver d&#8217;acquisto. IKEA, con la campagna &#8220;Price-less&#8221;, ha fatto l&#8217;esatto opposto: ha rimosso il prezzo dai poster. Niente cifre, niente simboli dell&#8217;euro. Solo il prodotto e la sua storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa non è solo una scelta estetica minimale. È un’operazione di chirurgia cognitiva che sfrutta dinamiche di neuromarketing precise per spostare il baricentro del giudizio del cliente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il cortocircuito del prezzo basso: l’euristica prezzo-qualità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un consumatore vede un prezzo estremamente basso, il suo cervello attiva una scorciatoia mentale (euristica) immediata: <strong>&#8220;Costa poco, quindi vale poco&#8221;</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini neuroscientifici, il prezzo attiva l’insula, un’area del cervello associata al dolore e al disgusto. Se il prezzo è troppo basso, il segnale di allarme che scatta è legato alla qualità: il cervello sospetta che i materiali siano scadenti o che l&#8217;oggetto non durerà. Rimuovendo l’etichetta, IKEA disinnesca questo allarme sul nascere. Ritarda il &#8220;dolore&#8221; del pagamento per lasciare spazio al piacere dell&#8217;esplorazione qualitativa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-padella.webp" alt="braind - spot ikea senza prezzo padella" class="wp-image-6075" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-padella.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-padella-300x150.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-padella-768x384.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;effetto Framing: cambiare la cornice per cambiare la percezione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Framing</strong> è la capacità di presentare la stessa informazione in modi diversi per ottenere reazioni diverse.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Frame A (Standard):</strong> Foto del divano con scritto &#8220;99€&#8221;. Il cervello si focalizza sul costo e cerca di capire se 99€ siano tanti o pochi.</li>



<li><strong>Frame B (IKEA):</strong> Foto del divano che enfatizza la texture del tessuto o la resistenza della struttura. Il cervello valuta l&#8217;estetica e il beneficio.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Senza il prezzo, il &#8220;frame&#8221; della conversazione cambia completamente. IKEA non ti sta dicendo quanto risparmi, ti sta portando a guardare la qualità. Quando il prezzo apparirà (magari in negozio o sul sito), il cliente avrà già costruito un valore mentale per quell&#8217;oggetto. Se quel valore è superiore al prezzo reale, l&#8217;acquisto viene percepito come un affare, non come un ripiego economico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-divano.webp" alt="braind - spot ikea senza prezzo divano" class="wp-image-6077" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-divano.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-divano-300x150.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-divano-768x384.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il Bias dell’ancoraggio e la gestione del valore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>bias dell’ancoraggio</strong> è la tendenza umana a fare eccessivo affidamento sulla prima informazione che viene offerta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solitamente, nei retail, l’ancora è il prezzo. IKEA sposta l’ancora. Invece di ancorare il tuo ragionamento a &#8220;9,99€&#8221;, ti costringe ad ancorarti alla funzionalità o alla sostenibilità dei materiali. Il cervello non ha più la scorciatoia numerica e deve &#8220;faticare&#8221; per guardare la sostanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa fatica cognitiva è positiva: crea un coinvolgimento più profondo. Una volta che il consumatore si è &#8220;ancorato&#8221; alla qualità, il prezzo diventa un dettaglio secondario, una semplice conferma razionale di un desiderio che è già nato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché questa strategia è fondamentale per la politica di prezzo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Togliere il prezzo permette una gestione del valore molto più raffinata. Se convinco il cliente della bontà di un materiale, posso permettermi una politica di prezzo più alta o semplicemente più stabile, senza dover rincorrere la guerra dei centesimi con la concorrenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mercato che urla sconti ogni secondo, IKEA ci insegna che vince chi ha il coraggio di tacere sul costo per far parlare l&#8217;identità del prodotto.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-coperta.webp" alt="braind - spot ikea senza prezzo coperta" class="wp-image-6078" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-coperta.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-coperta-300x150.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2026/02/braind-spot-ikea-senza-prezzo-coperta-768x384.webp 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Quando l’intelligenza artificiale diventa troppo perfetta</title>
		<link>https://braind.it/news/quando-ai-diventa-troppo-perfetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Braind]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 14:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Autenticità, attenzione e futuro della comunicazione nell’era generativa Il 2025 verrà ricordato come l’anno del definitivo consolidamento dell’intelligenza artificiale generativa e non per la sua nascita. L’AI infatti esiste da decenni ma è in quest&#8217;anno appena passato che vediamo la sua irruzione definitiva nella produzione quotidiana di contenuti. In una corsa continua, serrata, senza esclusione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Autenticità, attenzione e futuro della comunicazione nell’era generativa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2025 verrà ricordato come l’anno del definitivo consolidamento dell’intelligenza artificiale generativa e non per la sua nascita. L’AI infatti esiste da decenni ma è in quest&#8217;anno appena passato che vediamo la sua irruzione definitiva nella produzione quotidiana di contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una corsa continua, serrata, senza esclusione di colpi, OpenAI e Google hanno rilasciato aggiornamenti capaci di riscrivere in pochi mesi il modo in cui produciamo testi, immagini, audio e video.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Strumenti come Sora, Veo e altri agenti generativi hanno portato la qualità della creazione automatica a livelli mai visti prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera svolta, però, non è tecnologica ma culturale.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">L’AI non è nuova. È nuova la sua accessibilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cinema utilizza l’intelligenza artificiale da decenni: il montaggio, la color correction, il sound design, gli effetti visivi sono da tempo assistiti da algoritmi sempre più sofisticati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che cambia oggi è l’accesso, perché quello che prima era un settore per pochi, per la prima volta, chiunque, o quasi, può usare strumenti di creazione avanzata e può diventare un creator digitale producendo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>testi corretti, fluidi, convincenti;</li>



<li>immagini dalla composizione perfetta;</li>



<li>infografiche chiarissime;</li>



<li>video spettacolari per ogni piattaforma.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Questo è senza dubbio un enorme supporto per chi già crea contenuti e un’opportunità concreta per chi vuole ritagliarsi una nicchia nella content economy, ma come spesso accade, l’abbondanza genera effetti collaterali.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="750" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/billy_ilish_michael_jackson_nanobana_braind.webp" alt="billy ilish michael jackson - nanobana - braind" class="wp-image-6032" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/billy_ilish_michael_jackson_nanobana_braind.webp 1000w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/billy_ilish_michael_jackson_nanobana_braind-300x225.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/billy_ilish_michael_jackson_nanobana_braind-768x576.webp 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Dall’abbondanza alla bulimia di contenuti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Stiamo assistendo a un fenomeno paradossale: mai come oggi produciamo contenuti, e mai come oggi sembriamo meno nutriti culturalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti contenuti generati dall’AI risultano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>simili;</li>



<li>stereotipati;</li>



<li>riconoscibili nei pattern;</li>



<li>formalmente impeccabili ma emotivamente piatti.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Anche quando l’intelligenza artificiale riesce a imitare uno stile o un tone of voice, tende a ripetere strutture narrative ricorrenti, sia nel testo che nel visual e il problema si amplifica quando entrano in gioco le allucinazioni: informazioni scorrette, dati non verificati, narrazioni convincenti ma false.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui accade qualcosa di interessante.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">La ribellione al contenuto “troppo perfetto”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi mesi abbiamo iniziato a vedere una riluttanza crescente verso il contenuto perfetto, troppo pulito, troppo preciso, troppo “giusto” per essere vero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È successo con lo spot di Natale di Coca-Cola o con quello fatto dalla RAI per Sanremo Giovani ed è successo con altre campagne che hanno sollevato più perplessità che entusiasmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E mentre aumentavano a dismisura contenuti e campagne fatte con l&#8217;AI (spesso solo ed esclusivamente per una questione di hype e non per altro) altri brand storici come Apple o Amaro Montenegro, hanno iniziato a dialogare, direttamente o indirettamente, con il tema dell’autenticità e del linguaggio visivo, attraverso spot in cui l&#8217;autenticità era mesa in evidenza come plus.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso che per il lancio di Sora, OpenAI abbia scelto riferimenti cromatici e luminosi tipici della pellicola analogica 35mm, quasi a dire:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“I nostri video sono credibili perché sanno imitare l’imperfezione.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un messaggio potentissimo, che Open AI sapeva avrebbe fatto presa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="563" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/spot_rai_sanremo_giovani_2025_ai_braind.webp" alt="spot rai sanremo giovani 2025 ai braind" class="wp-image-6033" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/spot_rai_sanremo_giovani_2025_ai_braind.webp 1000w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/spot_rai_sanremo_giovani_2025_ai_braind-300x169.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/spot_rai_sanremo_giovani_2025_ai_braind-768x432.webp 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



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<h2 class="wp-block-heading">Autenticità come nuova valuta emotiva</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa esigenza di autenticità si riflette anche nei social:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>filtri bellezza rimossi o limitati;</li>



<li>sfiducia crescente verso ciò che “sembra costruito”;</li>



<li>rifiuto dei contenuti dichiaratamente finti ma spacciati per reali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Non crediamo più a ciò che sappiamo non essere vero e quando ce ne accorgiamo, l’effetto è spesso di rigetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, però, c’è una risorsa che diventa sempre più scarsa.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">L’attenzione: la vera merce rara</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre all’energia e all’acqua consumate dall’AI, esiste una risorsa ancora più critica: l’attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viviamo immersi in un rumore digitale perenne:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>scroll infinito;</li>



<li>micro-contenuti iperstimolanti;</li>



<li>frazionamento costante dell’esperienza.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra attenzione si consuma in micro-momenti di pochi decimi di secondo e la dopamina, ormai, non basta più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un dato su tutti:</p>



<p class="wp-block-paragraph">oggi il tempo medio di conversione – il tempo che impieghiamo per decidere se acquistare qualcosa – è passato da 8 a circa 79 giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci mettiamo settantanove giorni per decidere!!! Ma perché?</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Dal funnel al Messy Middle</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche anno fa Google ha superato il modello classico di funnel introducendo il concetto di Messy Middle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando nasce un bisogno (trigger), entriamo in un loop continuo di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>esplorazione;</li>



<li>valutazione;</li>



<li>confronto.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Un infinito “otto rovesciato” che riflette perfettamente la società dell’opulenza in cui viviamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scegliere diventa difficile non perché manchi l’offerta, ma perché ce n’è troppa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione arriva solo quando nel cervello si attiva un click emozionale e le neuroscienze ci aiutano a comprenderlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma da sole non bastano, perché abbiamo la necessità di diventare più selettivi, più consapevoli rispetto ai contenuti che dobbiamo &#8220;consumare&#8221;. Così come cerchiamo di essere più attenti a come fare la spesa, inserendo nel carrello solo prodotti con etichette ed ingredienti di qualità, così dovremmo fare anche con i contenuti che scegliamo di leggere, vedere o ascoltare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori-1024x576.webp" alt="percorso acquisto consumatori" class="wp-image-6034" srcset="https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori-1024x576.webp 1024w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori-300x169.webp 300w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori-768x432.webp 768w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori-1536x864.webp 1536w, https://braind.it/wp-content/uploads/2025/12/percorso-acquisto-consumatori.webp 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<h2 class="wp-block-heading">&nbsp;L’AI oggi confonde. Domani dovrà mediare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, l’intelligenza artificiale, oggi, non aiuta, anzi, spesso aggiunge ulteriore rumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il 2026 potrebbe segnare una svolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci aspettiamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>un ritorno a contenuti più reali e credibili;</li>



<li>una maggiore mediazione umana dei contenuti generati:</li>



<li>algoritmi orientati alla risonanza, non alla viralità.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo algoritmo LinkedIn 360Brew lo dimostra chiaramente: meno reach organica, più relazioni autentiche, più valore reale.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">L’AI resta. Ma torniamo protagonisti noi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale resterà e sarà sempre più integrata nel nostro lavoro e nella nostra vita, ma tutto lascia pensare che le emozioni, l’immaginazione, le idee e la forza generativa umana torneranno al centro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse non vincerà chi produce di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma chi saprà sentire meglio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">“Se l’AI ci ha insegnato a creare meglio, il prossimo passo sarà imparare a scegliere cosa vale davvero la pena creare.”</h3>
<p>L'articolo <a href="https://braind.it/news/quando-ai-diventa-troppo-perfetta/">Quando l’intelligenza artificiale diventa troppo perfetta</a> proviene da <a href="https://braind.it">Braind</a>.</p>
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